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venerdì 24 dicembre 2010

….I nostri auguri…….

 

 

….Noi siamo sempre con loro……non soltanto a natale…

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Unlike

sabato 18 dicembre 2010

Uomini che amano troppo


Non sono solo le donne ad “amare troppo”… Capita anche agli uomini, che a volte vivono relazioni infelici e ossessive senza rendersi conto che stanno usando questa “passione” solo per sfuggire da se stessi.


Come capire la differenza tra un uomo che ama molto e uno che “ama troppo”?

Non è sempre facilissmo, perché a chiunque può capitare, di tanto in tanto, di usare il sentimento come paravento per scordare le proprie difficoltà personali. Un buon metro per giudicare, d’altra parte, è la quantità e la qualità della sofferenza che questi uomini sopportano nei loro rapporti.
E’ un ottimo segno saper aiutare una partner in difficoltà; meno tranquillizzante è l’aver bisogno che lei sia nei guai, per sentirsi utili e accettati. E allo stesso modo, può capitare a tutti di innamorarsi perdutamente di una donna che non ne vuole sapere; ma non è altrettanto sano se questo accade in continuazione… La premura è deliziosa, la disponibilità tirata sino al masochismo è sospetta. La generosità nel sesso in un uomo è bellissima, ma non se arriva alla dimenticanza di se stesso…
Chi sono gli uomini che “amano troppo”?
L’amare troppo, la dipendenza psicologica dalle relazioni, è più diffusa tra le donne, ma non è certo assente tra gli uomini, che però la ‘pubblicizzano’ meno. Un uomo può forse ammettere un amore infelice, ma è improbabile che confessi tutto: la sua ossessione, le umiliazioni, le suppliche e le strategie tentate.
Diverse le tipologie dell’”amare troppo” maschile.
C’è il ’salvatore’, colui che trova sempre donne con gravi problemi. Il più delle volte sono persone che hanno avuto una madre sofferente, che si è appoggiata molto a loro: ecco che spesso ripropongono l’unico modello d’amore che conoscono, scegliendo a ripetizione partner bisognose di cure. Questi uomini hanno bisogno della debolezza della partner per sentirsi utili: se lei riesce a star meglio, il rapporto entra in crisi, e spesso lui va in cerca di una nuova donna da aiutare…
Ci sono poi gli uomini-vittime, molto più passivi: hanno uno spirito di sopportazione infinito, tollerano tradimenti, umiliazioni, mancanza di attenzioni e di rispetto, ripetendosi che ne vale la pena, perché si tratta di un ‘grande amore’. Sono persone con problematiche di tipo masochista, cresciuti in famiglie difficili, nelle quali sono stati abituati a evitare a ogni costo i conflitti.
Infine i persecutori: uomini che partono da un’estrema debolezza interiore che però, per nascondersi, si veste di aggressività, violenza o spirito di persecuzione: aggrediscono verbalmente o fisicamente la partner, la perseguitano con il loro desiderio o la loro gelosia, elaborano strategie di vendetta se lei si allontana.
Ultimi i partner depressi: passano da una crisi abbandonica all’altra, senza riuscire a uscirne.
Caratteristica comune dell’amare troppo è, in ogni caso, l’incapacità di riconoscere che “il problema” non è nella partner - con la sua freddezza, i suoi problemi, i suoi tradimenti – ma dentro di sé, nella inconscia convinzione di non meritare l’amore, nei modelli nevrotici appresi in famiglia.

Capire questo meccanismo di proiezione è il primo passo, necessario e difficile, per riuscire ad amare tanto, ma non troppo, e accettare quello che a questi uomini sembra fare così paura, perché se ne sentono indegni, perché non hanno imparato per primi ad accettare se stessi: essere ricambiati.

martedì 14 dicembre 2010

I FRATELLI DELLE PERSONE DISABILI

Quando si parla di disabilità, l’attenzione cade sulla persona disabile, nei confronti della madre e del padre, ma i fratelli? Dove sono i fratelli? Anche loro fanno parte della famiglia e vivono il problema dell’handicap, che la stessa famiglia vive, ma nessuno lo sa, o forse nessuno ci pensa.
I fratelli di persone disabili hanno anche loro dei problemi? I fratelli di persone disabili sono gelosi? I fratelli di persone disabili si vergognano? Si sentono soli? Hanno paura? I fratelli di persone disabili chi sono?...
A loro la letteratura nazionale ed internazionale dedica poche pagine, a loro spesso gli operatori non si rivolgono mai o sono poco coinvolti, la stessa famiglia spesso tende a lasciarli in disparte eppure anche loro vivono con difficoltà la loro vita, soprattutto in relazione alla presenza di questo fratello disabile.
Riguardo alla comunicazione e all’informazione: la maggior parte dei fratelli sono informati riguardo al proprio fratello, ma anche riguardo alla sua malattia e a ciò che egli sta facendo. La comunicazione con i genitori appare abbastanza fluida anche se spesso non è così facile comprendere e capirsi, gli stessi genitori sono portati per semplicità a dire meno ai figli, per evitare di coinvolgerli troppo in un “peso” che credono solo loro.
I fratelli sono persone che si attivano nella vita della loro famiglia, cercano di partecipare per alleviare il carico già oneroso, emergono sentimenti contrastanti, ma ciò che essi sono portati a fare è quella di usare la parola “normale” per raccontare del loro rapporto con questo fratello disabile.
Ma ciò che alimenta la loro speranza il futuro e il progetto di vita, che i fratelli vorrebbero veder realizzare a favore dei loro fratelli disabili, è molto forte il senso di responsabilità a voler cambiare qualcosa……...

lunedì 16 agosto 2010

Oltre ogni barriera




Oltre ogni barriera che ci separi



vedremo nude mani protese
a ritrovarsi. Udremo il clamore
di unghie spezzate, di silenziose
caparbie esistenze decise
a sgretolare confini.
E, oltre ogni muro abbattuto, molti
saranno quelli da ricostruire.
Soli per coltivare divisi, all'infinito
il desiderio violento di ritrovarsi

oltre ogni barriera.



Mariella Tafuto


disegno: Mordillo

martedì 20 luglio 2010

domenica 10 gennaio 2010

Vita di Viola

Chi, nella vita, non ha mai avuto, oppure ha o avrà una famiglia? La mia è stata fantastica, in essa regnavano l'amore, il rispetto e la gioia di vivere. Mamma, papà e due figlie, abitavamo in una casa vecchia alla periferia di Torino nord. C'erano un bell'orto, le galline, i pulcini, un albero di cachi centenario e un pettirosso che d'inverno veniva a beccare le briciole di pane. D'estate si faceva la pummarola con i pomodori dell'orto e d'inverno i pupazzi di neve. Poi le cose sono cambiate: le figlie crescono, si sposano, vanno ad abitare una da una parte, l'altra da un'altra. Mamma e papà devono andare ad abitare in un'altra casa perchè quella vecchia viene venduta e demolita. La famiglia si ama sempre ma ora è tutto diverso. Dopo molte vicissitudini la figlia minore conosce l'amarezza del dormitorio e della strada. Qui non c'è famiglia, ma solo disperazione e dolore, anche i colori e gli odori sono diversi: quelli della strada sono nauseabondi, penetrano nelle viscere, il traffico e le luci stordiscono con la loro scia. Poi la figlia minore va in un'altra famiglia molto allargata: la comunità!Però anche qui, quante gioie, dolori, pianti per cose che si sarebbero potute fare e non si sono fatte! La depressione dà una svolta decisiva alla vita di Viola (la figlia minore). Un assistente sociale la segue e la inserisce in un dormitorio per sole donne; durante il giorno va in giro a cercare lavoro e finalmente lo trova. Dopo un anno Viola viene inserita in una casa-alloggio. Quindi, un'altra svolta ancora: un monolocale tutto per lei. Ora Viola vive da sola.



Viola

lunedì 19 ottobre 2009

Se incontri il lupo cattivo, fermati con lui cinque minuti



Quante volte nella vita ci si sente in preda al panico, ci si sente non adatti per questo mondo fatto di tanta vanità, che non ti accetta se non hai e se non sei.
Inadatto/a alla vita, tu che vorresti sognare di correre e non puoi, tu che vorresti amare e non lo fai.
Perché continuare, e, soprattutto, per chi continuare, dov’e’ l’idea della famiglia di una volta, il clan dove tutto restava immutato, e l’uno soccorreva l’altro, e l’anziano restava inviolato nel suo diritto di essere anche ammalato e un po’ brontolone?

Sono vite d’altri tempi, sono storie di uomini e di donne che si sono dissolti nel tempo?

C’è ancora qualcuno che ha voglia di non essere catalogato per il suo status, perché non sempre uno status è sinonimo di dignità. Perciò, se incontri il lupo cattivo, fermati con lui cinque minuti. Dove lo incontri questo lupo di una triste favola moderna? Lo incontri vestito in giacca e cravatta, e ti sorride con denti brillanti, lo incontri sulle pagine sfogliate di un mondo virtuale, lo incontri ovunque… C’è un posto però dove non lo incontrerai: è nella sua solitudine di una stanza, chiuso lì dentro con un cuore inaridito dalle noie delle sue corse e dei suoi amori.

La vita del lupo cattivo non ha mai sosta, è una corsa verso il niente: tutto vuole per colmare, tutto vuole per non morire. Se tu osservi bene la tua sofferenza, riesci a trarne vantaggio, ti rendi conto che ancora hai una sana voglia di vivere, di non barricarti nella stanza che oggi non è neanche più dei bottoni ma di tastiere lise.

Tu che non indossi un pantalone taglia 40, tu che hai da pensare come mettere su famiglia, e vuoi un figlio, tu che ancora entri in una Chiesa e preghi con la speranza dell’attesa, tu che ancora fai battere il tuo cuore per semplici emozioni, ami gli anziani, i bambini, credi nell’amicizia, lotti perle ingiustizie. Tu capirai che finché c’è speranza, c’è vita, ed alimentandola tu vincerai, perché essa è l’ossigeno di ogni essere umano.

Rosi Sica

giovedì 24 settembre 2009

Il giovedì non può mancare la poesia.....


Anche tu sei l'amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole - cammini
in attesa. L'amore
è il tuo sangue - non altro.