Dai sette ai tredici anni, e oltre. Partite da 45 minuti. Una scatola, un tabellone e carte colorate al costo di 30 euro. "Handi défi" è un nuovo gioco di società uscito recentemente in Francia. I concorrenti devono mettersi nella condizione di persone e bambini con disabilità che devono organizzare e svolgere un viaggio ai Caraibi, con tutto ciò che comporta: attraversare la città, arrivare in aeroporto, preparare la valigia, ecc. Questo gioco, ma anche un altro, potrebbe essere un buono strumento da usare con i bambini delle nostre scuole primarie per sensibilizzare ai temi della disabilità in modo ludico e intelligente. In tema di disabilità nella scuola (e sul tema l'Italia ha una delle leggi più avanzate, sulla carta) si parla, giustamente, di qualità, continuità, durata del sostegno, della preparazione di insegnanti e assistenti, del numero di alunni disabili in classe, delle barriere architettoniche, del trasporto degli alunni. Varrebbe la pena aggiungere con forza che, oltre al sostegno, la disabilità deve essere anche al centro di progetti di educazione per tutti gli altri alunni della classe. La scuola resta una straordinaria agenzia educativa in cui, con progetti adeguati, linguaggi propri e la collegialità degli insegnanti, è possibile gettare le basi per costruire una cultura inclusiva. Il più possibile libera da pregiudizi, stereotipi, buonismi e crudeltà che si imparano con gran facilità, senza accorgersene, diventando grandi, quando la disabilità cessa di essere vista come una differenza e diventa uno stigma. Facciamolo, almeno per una lezione all'anno, anche giocando. Individuando modi, linguaggi, strategie per costruire una cultura che, come le tabelline imparate una volta per sempre, diventi per tutti gli alunni un bagaglio a mano da portare sempre con sé, oltre i 45 minuti della partita in cui si gioca ad essere disabili che partono per un viaggio ai Caraibi.di Matteo Schianchi