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venerdì 29 gennaio 2010

Handi dèfi

Dai sette ai tredici anni, e oltre. Partite da 45 minuti. Una scatola, un tabellone e carte colorate al costo di 30 euro. "Handi défi" è un nuovo gioco di società uscito recentemente in Francia. I concorrenti devono mettersi nella condizione di persone e bambini con disabilità che devono organizzare e svolgere un viaggio ai Caraibi, con tutto ciò che comporta: attraversare la città, arrivare in aeroporto, preparare la valigia, ecc. Questo gioco, ma anche un altro, potrebbe essere un buono strumento da usare con i bambini delle nostre scuole primarie per sensibilizzare ai temi della disabilità in modo ludico e intelligente. In tema di disabilità nella scuola (e sul tema l'Italia ha una delle leggi più avanzate, sulla carta) si parla, giustamente, di qualità, continuità, durata del sostegno, della preparazione di insegnanti e assistenti, del numero di alunni disabili in classe, delle barriere architettoniche, del trasporto degli alunni. Varrebbe la pena aggiungere con forza che, oltre al sostegno, la disabilità deve essere anche al centro di progetti di educazione per tutti gli altri alunni della classe. La scuola resta una straordinaria agenzia educativa in cui, con progetti adeguati, linguaggi propri e la collegialità degli insegnanti, è possibile gettare le basi per costruire una cultura inclusiva. Il più possibile libera da pregiudizi, stereotipi, buonismi e crudeltà che si imparano con gran facilità, senza accorgersene, diventando grandi, quando la disabilità cessa di essere vista come una differenza e diventa uno stigma. Facciamolo, almeno per una lezione all'anno, anche giocando. Individuando modi, linguaggi, strategie per costruire una cultura che, come le tabelline imparate una volta per sempre, diventi per tutti gli alunni un bagaglio a mano da portare sempre con sé, oltre i 45 minuti della partita in cui si gioca ad essere disabili che partono per un viaggio ai Caraibi.

di Matteo Schianchi

sabato 12 settembre 2009

Un fallimento costato SEICENTOMILA EURO


Un ascensore arrugginito dopo un anno e mezzo è tra le motivazioni di un fallimento costato seicentomila euro e più di soldi pubblici.
L'associazione culturale "Galilea" ha incontrato alcuni genitori in occupazione permanente presso il Municipio di Bagnoli.
La scuola "Madonna Assunta", 73°Circolo didattico di Bagnoli, nasce circa trent'anni fa in un quartiere operaio ("Italsider") ed è tra le poche scuole pubbliche a praticare il tempo pieno.
Vanta la presenza di circa 39 bambini con varie disabilità, perfettamente inseriti nel contesto sociale scolastico.
Gli specifici servizi offerti dalla scuola sono: un metodo formativo integrale, un laboratorio interdisciplinare, uscite sul territorio e campo scuola a partire dai bambini della prima elementare.
In seguito ai lavori di ristrutturazione ed adeguamento alla normativa 626 sono emerse nel tempo irregolarità da parte dell'organo di controllo del Servizio Tecnico ed anche un utilizzo improprio di materiali come, ad esempio, la lamiera zincata.
Sono state presentate dai dirigenti e dai genitori denunce alla Procura della Repubblica, la quale ha confermato l'uso indiscriminato di risorse pubbliche.
Nel 2007 la nuova dirigente ed i genitori hanno chiesto un sopralluogo per l'agibilità del plesso. Quest'ultimo è stato nuovamente chiuso ed il Comune ha effettuato un'ispezione ai solai; l'impegno era di riaprire la scuola entro il primo settembre. La scuola a tutt'oggi è ancora chiusa, i manifestanti chiedono di escludere il decentramento in quattro plessi scolastici. In attesa di confronti prossimi tra enti, Pubblico Ministero e genitori, l'o
ccupazione continua. Noi dell'associazione Galilea seguiremo l'evoluzione della vicenda rispetto a questa scuola, esempio pubblico unico in una realtà del sud dove la diversità cresce insieme alla normalità.