lunedì 25 ottobre 2010

AUTUNNO

MALINCONICO AUTUNNO

De Crescenzo - Rendine

Erano verde...
erano verde 'e ffronne.
E mo, só' comm''e suonne perdute...
e mo, sóngo ricorde 'ngiallute...
Dint'a chest'aria 'e lacreme
'e stó' guardanno...
Cu 'o viento se ne vanno
pe' nun turná maje cchiù...

Malinconico autunno,
staje facenno cadé
tutt''e ffronne d''o munno
sulamente pe' me...
Chi mm'ha lassato pe' nun turná,
chisà a che penza...chisà che fa...
Ammore mio,
nun só' stat'io...
si' stata tu!...
Pecché?...Pecché?...
Malinconico autunno,
staje chiagnenno cu me...
Tutt''e ffronne d''o munno
staje facenno cadé...

Dint'a 'sta villa,
ll'aspetto fin'â sera,
vicino a 'sta ringhiera, penzanno
a 'e ccose ca diceva giuranno...
Mme pare ancora 'e sèntere:
"Si' 'a vita mia...
'Sta vita che sarría
s'io nun tenesse a te!?"

Malinconico autunno,
...................................

Finale:

Chi mm'ha lassato pe' nun turná,
chisà a che penza...chisà che fa...
Ammore mio,
nun só' stat'io...
si' stata tu!...
Pecché?...pecché?...

Malinconico autunno,
a chest'ora addó' sta?...

sabato 23 ottobre 2010

sculptures.......


Scultore australiano Sam Jinks crea sculture iperrealistiche di silicone.
E' stato mago degli effetti sia cinematografici che televisivi per 11 anni.




lunedì 18 ottobre 2010

Sold-out, Canio Loguercio e la sua lezione di poesia umana


Tutto esaurito sabato scorso al teatro La giostra di Soccavo

per la performance dell’artista lucano


Architettura dei sentimenti, dell’amore, delle passioni. Canio Loguercio è poesia astratta, astrazione della realtà, estratto di vita vissuta e agognata, concentrato di emozioni. Va via a ritmo lento, ma sostenuto, il concertino al sangue dell’artista – qualunque altra definizione ne farebbe limitare il senso – napoletano d’adozione. Trasforma il palco in una mostra d’arte, poi in cinematografo, poi in salottino, laboratorio, officina. Usa la sua e le nostre menti per cucire il filo di un dialogo con la manutenzione degli affetti, con l’architettura delle passioni, agognate, perdute, ritrovate. A volte da una parola vedi il ghetto puzzolente e sfasciato, altre volte la cera di una candela accesa su un tavolino in mezzo a due persone. Un cuore in scena, proprio uno di quelli da baci perugina, e poi qualcosa che va oltre le sue parole e le nostre menti. Canio è solo sul palco, ci lascia soli a pensare che siamo niente senza sensi, siamo carne e ragione. Ritrovi Kafka e Cohen, Bovio e Viviani, Bowie e il Gruppo ’70. Canio è così. Taglia a pezzi il giocattolo con un rasoio affilato e lo ricompone. Ci gioca; ti attanaglia e ti rilascia. Ti sfugge e dopo un attimo ti si riconsegna. E’ multiforme, cangiante, umano troppo umano. Cornice ideale è sembrato il teatro La giostra di Soccavo, dove, spesso, oltre l’umidità trovi il calore di attori e persone impegnate per farlo funzionare e vivere. Un angolo di città che ricorda Parigi e che popone idee alla cittadinanza. Che stavolta ha risposto. Positivamente. Superlativamente. La macchina organizzativa si è messa in moto e ha funzionato alla perfezione. Mostrando e dimostrando, che l’arte si può coniugare con la concretezza. Che l’arte non è necessariamente antieconomica. Eravamo a Soccavo, un sabato sera di ottobre in cui oltre sessanta persone hanno deciso e scelto di sentire Canio Loguercio. E quando la voce sussurrata spara frasi d’amore, lo sai che la verità, il senso non è quello, è un altro. E’ il tuo. Ti lascia col tuo cuore sanguinante tra le mani, a pensare. Ciao Canio e grazie per le tue frasi truci. Per la tua liturgia, come la chiami tu, che è un forte abbraccio. Grazie per la tua poesia affettuosa e sincera, bastarda e affilata come la vita. Per la tua straordinaria vivacità, che poi abbiamo capito, in fondo essere solo una metafora, schietta e sincera dei nostri tempi affannati, della nostra storia crepuscolare, delle nostre vite carsiche. Ci ritroveremo alla luce di una candela, forse, un poco più consapevoli, più uniti e solidali. Guarderemo anche noi con occhiali fosforescenti sperando che qualcuno ci noti. Grazie Canio per la tua lezione di poesia, che non si spiega, che non spiegheremo. Perché la poesia è come una farfalla e se cerchi di afferrarla con le mani rischia di morire. Quello che non ci stancheremo mai di fare è raccontare le nostre emozioni. Quelle sì, hanno un senso.



Sabatino Di Maio
Foto di: Teresa De Masi

venerdì 15 ottobre 2010

Eventi!Feste!Arte!Sagre!Concerti!Mostre!Per un weekend diverso...


- 17/10 al 17/10 Canistro (Aq) Abruzzo - Nel cuore di Canistro Superiore, si svolge ogni anno la festa di Sapori d'Autunno che coinvolge tutta la popolazione.

- 16/10 a 17/10 Casola Valsenio (Ra) Emilia Romagna - FESTA DEI FRUTTI DIMENTICATI Tra riscoperta di antiche tradizioni contadine e modi di vita e sapiente modo di attualizzarli torna a Casola Valsenio la Festa dei frutti dimenticati.

- 14/10 al 24/10 San Vito al Tagliamento (Pd) Friuli - SAGRA DEL PAN ZAL "Pan-Zal" (pane giallo), focaccia dolce a base di zucca. Anatra allo spiedo, gnocchi di zucca ed altre specialità friulane (brovada e muset, salame all'aceto, vini tipici delle zone DOC friulane).

- 08/10 al 17/10 - Monterotondo (Roma) Lazio FASTI D'AUTUNNO Rievocazione storica ambientata alla corte della nobile famiglia Orsini a cavallo tra il XV ed il XVI secolo.

- 16/10 Napoli - Campania - Concerto di Canio Loguercio - Teatro La giostra Via dello sport 39 Soccavo - Napoli. "Passione concertino al sangue di canzoni d'amore sussurrate".


lunedì 11 ottobre 2010

"Mu"


“Mu”

Ascolta il tuo centro
stanco spirito
che di strada ne hai
e fermati un istante
accogli i cocci
uno ad uno
che nessuno abbia
a sentirsi solo.
Ascolta
le cose per te
che il tempo ha preparate
ed una ad una accogline i frutti
che nessuno abbia a sentirsi inutile.
Accogli il silenzio
stanco spirito
e che l’anima spossata dei padri
e la vertigine dei figli
tuoi
possano parlarti.
Fai piano…

-
“Mu”, ovvero “Muga: nella filosofia
buddista significa il vuoto mentale;
silenzio e sospensione.
Recupero del sé.




Ermanno Bartoli

sabato 2 ottobre 2010

Inciviltà quotidiane



Queste foto sono state scattate in una città italiana, Napoli, ma potrebbero essere state scattate in una qualunque altra città perchè siamo convinti che le piccole grandi inciviltà quotidiane sono presenti ovunque e sono commesse sia da cittadini normalmente considerati perbene sia da quelli che perbene lo sono un pò meno.



Tornando alle nostre foto - scattate dinanzi alla multisala The Space (ex - MED) - si evince che l'auto è in sosta sullo scivolo dei disabili e sulle strisce pedonali e che gli ausiliari del traffico - pur presenti - non possono multare nè le auto in sosta selvaggia nè quelle che parcheggiano sui posti riservati ai disabili.
Fa sorridere amaramente l'aggravante del contrassegno - malamente contraffatto - del Ministero della Giustizia esposto sul cruscotto dell'auto in questione. Giustizia?quale giustizia!