lunedì 2 novembre 2009

Addio, Alda!

Con la scomparsa di Alda Merini se ne va una delle più grandi poetesse e scrittici contemporanee, voce degli esclusi, degli emarginati, dei diversi, capace come pochi di scavare visceralmente nell'animo umano. Addio, Alda!



"Si parla spesso di solitudine, fuori, perchè si conosce un solo tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiscienza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perchè loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo modo di vivere. In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili. E tutti dividevamo il nostro pane l’una con l’altra, con affettuosa condiscendenza, e il nostro divenne un desco famigliare. E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli. E poi, fuori, questo bacio non l’ho preso più da nessuno, perchè ero guarita. Ma con il marchio manicomiale."

"Ma il giorno che ci apersero i cancelli, che potemmo toccarle con le mani quelle rose stupende, che potemmo finalmente inebriarci del loro destino di fiori. Divine, lussureggianti rose! Non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori perché io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo ed una linfa."

(Alda Merini, L'altra verità. Diario di una diversa, 1986)

1 commento:

  1. Maurizio Forzati8 novembre 2009 11:30

    pochi giorni fà,cambiando,come è mia abitudine, canali TV alla ricerca di qualcosa di interessante (cosa quasi ardua),mi sono imbattuto in una trasmissione di Chiambretti che aveva come ospite Alda Merini.
    Sarei un ipocrita se dicessi di apprezzare la poesia,che onestamente non mi ha mai interessato,nè tantomeno di conoscere Alda Merini di cui avevo soltanto un vago ricordo,eppure mi somo bastati pochi minuti per rimanere affascinato da questa donna di cui non conoscevo niente,nè tantomeno la sua travagliata esistenza con lunghi periodi trascorsi in manicomio.
    Quello che mi ha maggiormente colpito,aldilà di quello che ha potuto scrivere,è stata la serenità di questa donna,la semplicità con cui si esprimeva,il distacco da tutto ciò che la circondava,una superiorità interiore che si percepiva ma che non era mostrata,il sentirsi comunque una esclusa da una società che,nonostante il successo,la emarginava come una "diversa"
    Questa società è purtroppo un tritacarne e non merita persone come Alda Merini.
    Il giorno dopo la trasmissione ho letto che era morta in miseria come aveva voluto

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